Settembre 2019

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PERCHE’ MANGIAMO TROPPO

Mangia in maniera tale da mangiare ciò che tu mangi, e non in maniera tale da essere divorato dal tuo pasto. (Anonimo) L’abbuffata è considerata come il momento massimo della perdita di controllo, come la responsabile della condizione di sovrappeso, la testimonianza della scarsa volontà di perseguire un obiettivo alimentare equilibrato. Come il prototipo della sconfitta e dell’abbandono. Il comportamento a cui imputare tutti i motivi di infelicità ed insuccesso. Ma se non fosse così? Giorgio Nardone, psicologo, psicoterapeuta e autore di numerosi saggi sul rapporto con le patologie alimentari e sulla comunicazione strategica, ipotizza che il vero responsabile degli episodi di abbuffata non sia la perdita di controllo, la voracità, la mancanza di volontà o un’eccessiva golosità. L’unico responsabile del precipitare nel binge è il digiuno. La privazione eccessiva, le diete fortemente ipocaloriche o selettive, l’imposizione di regole che esulano dalla normale quotidianità alimentare e conviviale costituiscono l’innesco della…

CRAVING: UN DESIDERIO PAZZESCO!

Secondo il dizionario inglese Collins, con il termine craving indichiamo un desiderio intenso e prolungato, una bramosia o un appetito, verso qualcuno o, più spesso, qualcosa: cibo o altra sostanza. Desiderio incoercibile, fame irresistibile, urgenza appetitiva di natura patologica, bisogno imperioso e desiderio incontrollabile, sono altre definizioni possibili. Questa spinta verso l’obiettivo denota il più delle volte una dipendenza che si sviluppa nel tentativo di far fronte a situazioni emotive percepite come intollerabili e che portano a essere legati a situazioni esterne per regolare stati soggettivi interni. Una definizione scientificamente utile del concetto di craving deve necessariamente partire dalla consapevolezza che si tratta di uno stato soggettivo ed eterogeneo (tratto dall’articolo di Stefano Canali e Giulia Liguori “Dipendenze, si fa presto a dire craving”) e che potrebbe essere utile caratterizzarlo a partire dalle descrizioni che ne da chi vive la condizione di dipendenza. Secondo una prospettiva cognitiva il craving può…

MANGIARE LE EMOZIONI

La Food Addiction è stata spesso considerata come una sorta di automedicazione per contrastare stati d’animo negativi. Confondiamo con la sensazione di fame quel brontolio emotivo che non può essere saziato con un piatto di patatine, ma ci proviamo ugualmente. Iniziamo a confondere la noia, la solitudine, la tristezza, l’insoddisfazione con un bisogno di cibo che non ha nulla a che fare con una reale richiesta fisica. La fame emotiva, se sedata con vettovaglie qualsiasi non lascia una sensazione di benessere e di appagamento, ma senso di colpa e vergogna che acuiscono lo stato di stress e malessere da cui si è partiti instaurando un pericoloso circolo vizioso che induce l’addiction. Mangiare è un piacere, su questo non c’è dubbio. Inoltre è un gesto carico di significati sociali: si mangia per festeggiare, si consumano pranzi di lavoro, si organizzano cene ufficiali. Anche gli incontri tra capi di stato prevedono momenti…

RICOMINCIAMO

Nella mia vita ideale il ciclo delle stagioni non prevede intermezzi. Passerei da ferragosto direttamente al mese di novembre, quando il cambio degli armadi è già ordinato da un pezzo e i maglioni di lana coprenti e protettivi, uno status quo! Nel romanzo perfetto Milano si trova a non più di un’ora di macchina da Porto San Giorgio e io posso bere una birra fresca con le mie amiche o infilare i piedi nella sabbia quasi in pausa pranzo. Nel mio cassetto dei sogni è custodito il desiderio di tornare alla vita invernale senza che i pantaloni in velluto si accorgano degli aperitivi, delle cene in riva al mare, del pesce fritto e della zuppa inglese su pasta frolla, ultima grande scoperta di questa memorabile estate. Ma ancor prima di tornare e salutare la mia cabina armadio so già che tutto questo non sarà possibile, che quando va bene per…

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