GIOCARE AD ESSERE

Se è vero che talvolta mascherarsi vuol dire tirare fuori un lato di sé altrimenti celato, ripenso ai miei travestimenti del passato e un sorriso mi inarca le labbra.
Sarà per quella volta che ho organizzato una serata con gli amici in discoteca indossando un abito che voleva trasformarmi in una ballerina spagnola ma che di fatto mi costringeva ad occupare tre quarti del tavolo prenotato, con disappunto notevole da parte della compagnia e un imbarazzo che ancora è vivo nei miei ricordi.
O quando andai alla festa della scuola vestita da Holly Hobbie, la bambola di pezza che tutte le bambine desideravano negli anni ’80. Avevo una maschera in viso, la cuffietta di stoffa e il vestito patchwork: ero irriconoscibile!
Mi sono divertita veramente tanto a scherzare con la gente nella sicurezza dell’anonimato fino a quando qualcuno mi mise una mano sulla pancia per controllare se indossassi o meno un cuscino… Non ho più scelto maschere simpatiche né vestiti con il taglio a impero…
Insomma, io ci ho provato!
Oggi il Carnevale non fa più per me.
Soprattutto da quest’anno, quando le mie figlie mi hanno rubato l’ultimo dei miei sogni: travestirmi da Wonder Woman! Senza aver mai visto il telefilm lo hanno voluto anche loro. Ad una l’ho acquistato come premio per la pagella. All’altra ho dato il mio: lo avevo comprato ad una svendita con la fiducia di una mattina di sole in cui ti svegli dopo una cena leggera che ti fa sentire Kate Moss for a day  e riposto in un angolino dopo solo un paio d’ore con la vergogna e il senso del ridicolo che sghignazzavano compiaciuti.
Pur abbandonando l’idea di volteggiare in impermeabile e risvegliarmi in abiti succinti rimane la voglia di usare fascette per capelli, stivali rossi e travestimenti quotidiani.
Sono convinta che cambiare spesso non sia segno di incoerenza ma rispecchi la possibilità di dar voce a tutte le parti di noi che di solito celiamo sotto un comodo cappello. Siamo mamme, sorelle, mogli, figlie, cuoche, avvocati, professioniste. Il rischio in agguato è che una parte contenga il tutto. Per evitare questo, Roberto Assaggioli, padre della Psicosintesi, consigliava di immaginare noi stessi come dei direttori d’orchestra, che riescono a produrre una musica meravigliosa se sanno esattamente quale strumento far suonare e in quale punto preciso del brano. In quali momenti cioè essere mamma, in quali la bambina che ha voglia di giocare o la cuoca che si diletta in piatti succulenti.
Io consiglio il rossetto!
Coco Chanel diceva. “Sei sei triste, se ti senti sola, se stai soffrendo per amore, metti un po’ di rossetto e vai all’attacco!”
Utilizzato sin dai tempi dei Babilonesi il rossetto, o in generale l’abitudine di colorare le labbra di rosso, ha accompagnato donne come Cleopatra ed Elisabetta I. Nei periodi di repressione veniva considerato immorale e proibito. Nel ‘700, addirittura, le donne che lo indossavano venivano condannate per stregoneria! 
Nei primi anni del novecento Elisabeth Arden ne fa un baluardo della femminilità: dando alla bellezza femminile la giusta importanza non si vuole sottolineare il potere seduttivo e carnale nei confronti del maschio ma la liberazione della propria immagine da regole coercitive e perbeniste. Diventa così un simbolo delle suffragette e del potere femminista.
Permette all’incarnato di risplendere, ci fa apparire più sofisticate e sicure. Forse per questo è stato rilevato che durante i periodi di crisi e profonda instabilità sociale ed economica le vendite dei cosmetici, e in particolare dei rossetti, si impennano. E’ successo durante la crisi del ’29, dopo la seconda guerra mondiale e a seguito dell’attacco alle torri gemelle.
Avete presente quelle mattine in cui la sola vista di voi stesse allo specchio vi fa mettere in dubbio l’idea di felicità come stato d’animo possibile? Quando vi sembrano precipitare addosso tutti i carboidrati che avete ingerito innocentemente negli ultimi sei mesi? Quando pensate che i vostri capelli non potrebbero risultare interessanti nemmeno dopo un intervento di Edward mani di forbice o dopo una carezza di Johnny Depp?
Ecco, in quelle mattine un rossetto può fare la differenza.
Magari non direttamente sul vostro umore nero, ma dal primo complimento che riceverete per strada, e lo riceverete, dalla gente stupita che legge nelle labbra carmine una giornata vivace e ricca di colpi di scena.
L’occhio che si posa distrattamente sul vetro di un bar o della metro, uno sguardo che si attarda su di voi. Potreste addirittura arrivare a pensare che la vostra giornata non sia poi così pessima come si era preannunciata e fare spazio alla vostra parte Afrodite e lasciarvi ispirare dalla dea dell’amore, della bellezza e della seduzione.
Liberiamoci dalla paura di apparire superficiali e godiamoci il nostro essere meravigliosamente imperfette e dolcemente complicate (Mannoia docet).
FAKE IT TILL YOU MAKE IT può essere il mantra che ci regala questo Carnevale: se ancora non puoi farlo, fingi! Magari troverai l’ispirazione giusta per crederci veramente. Anche chi non sente di volersi poi così bene, se inizia a prendersi cura di sé anche solo con un piccolo sforzo in nome del senso del dovere, rischia col tempo di accettarsi e piacersi di più!
Volete sapere cosa si può fare per imparare a rispettarsi di più oltre ad uscire subito e acquistare la giusta tonalità di rossetto?
  • curare il proprio aspetto
  • rivedere il modo in cui pensate e vi rivolgete a voi stesse
  • imparare a definire i propri veri obiettivi
  • scrivere un diario personale
  • parlare lentamente.

 

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