L’INIZIO DEGLI INIZI

 

Ci siamo. E’ il primo lunedì del primo mese del nuovo anno.
L’inizio degli inizi!
Che inevitabilmente porta con sé una buona dose di aspettativa, un pizzico di emozione, un paio d’etti di entusiasmo, un sacco pieno di buoni propositi e un rimorchio di ansia da prestazione.
Chi vincerà?
In gara, come ogni gennaio che si rispetti troviamo “quest’anno ce la farò” versus “mollerò tutto entro la metà del mese”.
Mi sento euforica e già stanca.
Negli anni passati ho pensato a come sarebbe stato, compilato to do list, sbirciato suggerimenti sul web o seguito minicorsi per prepararmi. 
Quest’anno mi sono alzata il primo gennaio ancora rintontita dai bagordi del 31, felice di lasciare andare un anno che non mi ha permesso di realizzare tutti i miei desideri e curiosa di vedere se questa volta sarà diverso.
Come se dipendesse totalmente dai quadri astrali, dalle maree o dai numeri che compongono la cifra 2019.  
Ho comunque optato per una giornata pigra, in cui mangiare ciò che capita e poltrire un po’, complice un senso d’indolenzimento generale che fortunatamente non è degenerato.
Strizzando l’occhiolino al punto 2 e al punto 5 (rispettivamente mangiare meglio e fare più attività fisica) della lista degli obiettivi da raggiungere, stilata anni or sono e rimasta incompiuta,  ho addentato una fetta di pandoro (che tendenzialmente preferisco al panettone a causa di un’avversione antica per i canditi onnipresenti) e adagiato il mio corpo indolenzito su una sedia.
D’altronde gennaio ha 31 giorni effettivi in cui dar via alla nuova vita, non è necessario iniziare obbligatoriamente dal principio…
Oggi però è talmente lunedì che i buoni propositi hanno bussato alla mia porta prima della sveglia!
E udite udite… mi hanno trovata già in piedi! Mi stavo lavavo i denti prima di iniziare la mia nuova morning routine. Ma di questo vi parlerò un’altra volta.
Si, perché voglio prima raccontarti cosa mi ha dato l’energia necessaria per passare dalle calde coperte di mattini freddi in cui l’unico esercizio fisico era allungare il braccio e premere lo snooze della sveglia alla mia tisana profumata, gustata in solitudine dopo il saluto al sole mentre scrivo le pagine del mattino.
Ho salutato il buon vecchio 2018 con una Vision Board!

Che cos’è? E’ un collage di immagini che scegli perché ti ispirano, perché rivestono per te un significato o le senti vicine a chi sei o a chi vorresti essere. Rappresentano la vita che desideri e nella quale ti piacerebbe stare. Le immagini scelte possono essere ritagliate da qualsiasi rivista trovi in casa e incollate su un foglio o un cartoncino o create on line (http://www.canva.com). Hanno lo scopo di mostrarti visivamente quello che vuoi raggiungere e dove ti stai dirigendo. Sono un esercizio creativo, un gioco, un allenamento a dedicarti del tempo facendo una cosa nuova. Ti aiutano a visualizzare e ad immaginare attivando aree del cervello spesso inutilizzate perché siamo abituati a muoverci per abitudini e strade conosciute. Aiuta a rompere gli schemi. 

Per me è stato un momento impegnativo e divertente che mi sono concessa come una carezza, una coccola.

Per anni ho immaginato che una stella cadente virasse verso di me e colpisse la mia forza di volontà la notte tra il 31/12 e il 1/01 per nutrirmi magicamente di tenacia, coraggio, entusiasmo e tutto ciò che sarebbe servito per dotarmi di superpoteri utili a perseguire tutti i miei buoni propositi, obiettivi, goals, e chi più ne ha più ne metta. 
Ho pensato che finalmente avrei potuto portare avanti (e a termine) una dieta, iscrivermi in palestra e andarci regolarmente, alzarmi presto per correre e fare altre mille cose solo grazie all’entusiasmo del nuovo, del lunedì, dell’inizio del mese. 
Cercavo all’esterno una carica che non sentivo di possedere.
Negli ultimi anni ho lavorato molto su me stessa.
Ho studiato e compreso quanto le diete siano spesso fatte per fallire. Quanto fare del movimento con lo stesso entusiasmo con cui si prendono le pillole per l’ipertensione (mi dicono) è una punizione e non un giovamento.
Ho compreso sopratutto la differenza tra il senso del dovere e il desiderio.
Il primo ci induce spesso a perseguire strade che altri hanno tracciato per noi: sono le aspettative dei nostri genitori, è la sensazione di cosa sarebbe più giusto o più opportuno, sono le regole non scritte di una comunità a cui sentiamo di appartenere. 
Quando i nostri obiettivi vanno in quella direzione, quando il motore che ci muove è la voglia di ottenere il benestare di altri, quando ciò che sentiamo di dovere non coincide con ciò che vogliamo veramente, la nostra motivazione cede, inciampa, scricchiola e si spegne come la fiamma di una candela su cui soffia l’insoddisfazione.
Se invece impariamo a desiderare ciò che ci rende veramente felici, soddisfatti,  ciò che vogliamo diventare senza scostarci troppo da ciò che già siamo, le cose diventano più interessanti e i passi da compiere per raggiungere le nostre aspirazioni sono veri e piacevoli come camminare a piedi nudi nell’acqua. Talvolta impegnativi, sudati, faticosi o stanchi. Ma quando scegliamo dove andare e conosciamo la strada è molto più raro che qualcosa ci blocchi o che molliamo il colpo per autosabotaggio. Quando dipende da noi, quando sentiamo che la responsabilità di ciò che facciamo o non facciamo è solo nostra, possiamo superare ostacoli e aggiustare il tiro, perché la posta in gioco ci interessa realmente.
Perché la posta in gioco siamo noi stessi.
Sono arrivata lentamente a questa nuova me, come se avessi percorso una piccola strada lievemente in salita ai bordi della quale ho potuto ammirare una miriade di cose interessanti che mi hanno aiutato a continuare.
E mi concedo con soddisfazione e fiducia il pandoro e la sedentarietà, perché ora costituiscono un momento di pausa, non il canto delle sirene che mi rapisce e mi allontana da ciò che voglio.
Ora ho più chiaro chi sono, chi vorrei essere e come vorrei che fosse il mio futuro.
Quindi, a lavoro!

 

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