Emozioni

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PERCHE’ MANGIAMO TROPPO

Mangia in maniera tale da mangiare ciò che tu mangi, e non in maniera tale da essere divorato dal tuo pasto. (Anonimo) L’abbuffata è considerata come il momento massimo della perdita di controllo, come la responsabile della condizione di sovrappeso, la testimonianza della scarsa volontà di perseguire un obiettivo alimentare equilibrato. Come il prototipo della sconfitta e dell’abbandono. Il comportamento a cui imputare tutti i motivi di infelicità ed insuccesso. Ma se non fosse così? Giorgio Nardone, psicologo, psicoterapeuta e autore di numerosi saggi sul rapporto con le patologie alimentari e sulla comunicazione strategica, ipotizza che il vero responsabile degli episodi di abbuffata non sia la perdita di controllo, la voracità, la mancanza di volontà o un’eccessiva golosità. L’unico responsabile del precipitare nel binge è il digiuno. La privazione eccessiva, le diete fortemente ipocaloriche o selettive, l’imposizione di regole che esulano dalla normale quotidianità alimentare e conviviale costituiscono l’innesco della…

CRAVING: UN DESIDERIO PAZZESCO!

Secondo il dizionario inglese Collins, con il termine craving indichiamo un desiderio intenso e prolungato, una bramosia o un appetito, verso qualcuno o, più spesso, qualcosa: cibo o altra sostanza. Desiderio incoercibile, fame irresistibile, urgenza appetitiva di natura patologica, bisogno imperioso e desiderio incontrollabile, sono altre definizioni possibili. Questa spinta verso l’obiettivo denota il più delle volte una dipendenza che si sviluppa nel tentativo di far fronte a situazioni emotive percepite come intollerabili e che portano a essere legati a situazioni esterne per regolare stati soggettivi interni. Una definizione scientificamente utile del concetto di craving deve necessariamente partire dalla consapevolezza che si tratta di uno stato soggettivo ed eterogeneo (tratto dall’articolo di Stefano Canali e Giulia Liguori “Dipendenze, si fa presto a dire craving”) e che potrebbe essere utile caratterizzarlo a partire dalle descrizioni che ne da chi vive la condizione di dipendenza. Secondo una prospettiva cognitiva il craving può…

MANGIARE LE EMOZIONI

La Food Addiction è stata spesso considerata come una sorta di automedicazione per contrastare stati d’animo negativi. Confondiamo con la sensazione di fame quel brontolio emotivo che non può essere saziato con un piatto di patatine, ma ci proviamo ugualmente. Iniziamo a confondere la noia, la solitudine, la tristezza, l’insoddisfazione con un bisogno di cibo che non ha nulla a che fare con una reale richiesta fisica. La fame emotiva, se sedata con vettovaglie qualsiasi non lascia una sensazione di benessere e di appagamento, ma senso di colpa e vergogna che acuiscono lo stato di stress e malessere da cui si è partiti instaurando un pericoloso circolo vizioso che induce l’addiction. Mangiare è un piacere, su questo non c’è dubbio. Inoltre è un gesto carico di significati sociali: si mangia per festeggiare, si consumano pranzi di lavoro, si organizzano cene ufficiali. Anche gli incontri tra capi di stato prevedono momenti…

EMOTIONAL EATING: PER INIZIARE…

Quando le persone mi raccontano la loro storia alimentare, quando mi parlano del loro rapporto con il cibo o dell’effetto che le scelte alimentari hanno avuto sul loro corpo, mi confermano, senza esserne consapevoli, che non è una questione di peso! Se mangiare troppo è un modo per tacitare l’ebollizione della nostra personale lava emotiva, per sopravvivere alla noia di una quotidianità che non ci soddisfa, se è una compulsione grazie alla quale abbiamo superato una parte drammatica della nostra esistenza o un modo per punirsi per colpe immaginate, la dieta è un tentativo fallimentare di riprendere il controllo. L’illusione di credere che la vita un giorno sarà diversa dalla giornata appena trascorsa. L’idea che cambiare il numero impresso sulla bilancia porterà con sé una leggerezza che imprigionerà in una bolla di sapone tutte le angosce fino a farle scomparire. E’ la magia del “quando diventerò magra…” che allontana da…

PRENDERSI CURA

Ho appena trascorso un nutriente weekend di crescita personale con donne meravigliose. Sono stata accarezzata da una tramontana consolatoria e risucchiata da parole cicloniche. Il timore di essere inghiottita da un tritacarne e la consapevolezza che le uniche parti fatte a pezzetti erano le mie convinzioni limitanti, il bisogno di controllo e l’ansia da prestazione. Almeno in parte… In fondo ero a Monopoli, non ad Oz… Sono concetti per me ben presenti e confinati nella mia conquistata coscienza ma che forse espongo più di quanto non rivolgo a me stessa. E autoriferiti hanno un altro sapore. Il sapore nostalgico e amaro del ricordo; aggressivo e piccante del senso di rivalsa; il gusto dolce e triste del lasciar andare. “Lasciar andare” è stato uno dei temi trattati in questo retreat. “Arrendersi e lasciare andare”. E non solo. Cosa vuol dire per te lasciar andare? A cosa senti di esserti arresa e…

QUELLA INSANA ABITUDINE DI RIEMPIRE

Avete presente quando vi capita di trovare tempo a disposizione non precedentemente programmato? Non quello che sapevate già di avere, che avete ritagliato chirurgicamente nella vostra agenda, sapientemente programmato e in parte già pregustato. Quello completamente imprevisto. C’è un blocco dei computer e vi fanno uscire un’ora prima dall’ufficio. Andate a prendere i bambini a scuola e vi dicono che sono invitati a casa di un amico. Tutti quanti. Avete un appuntamento preso da tempo e quando arrivate hanno sbagliato orario e vi riceveranno dopo un’ora. In questo tempo a disposizione completamente inaspettato, quasi regalato, riuscite a stare con l’ebrezza della libertà? Riuscite a concedervi una pausa di dolce far niente, propria quella che spesso avete sognato ad occhi aperti? Avreste il coraggio di vederla scorrere e sprecarla con il profumo dell’aria, una bibita fresca o una lenta e consapevole passeggiata senza meta? (Flaner con l’accento ^ sulla a, direbbero…

QUANTE FAMI HAI?

Chi ha un rapporto particolare e contrastante con il cibo, fatto di periodi di amore e odio, si ritrova spesso a fare i conti con sentimenti contrastanti rispetto alla naturale sensazione di fame. Riusciamo veramente a conoscere e a capire cos’è la fame? Sappiamo cogliere la differenza tra la voglia, il desiderio di mangiare e il bisogno di farlo? Il concetto di desiderio si distingue da quello di bisogno per la non essenzialità dell’appagamento: chi desidera è già nella sua interezza, anche se appagando il desiderio si arricchisce; mentre chi ha bisogno si sente in uno stato di precarietà, di pericolo, a rischio di soccombere. Il desiderio prevede una maggiore capacità di reggere l’eventuale frustrazione, una possibilità maggiore di mediare con le risorse al momento disponibili, un’apertura a soluzioni creative; il bisogno parla un linguaggio più urgente e disperato, un vissuto sull’onda dell’emergenza, senza spazi di mediazione. Il bisogno dispone…

CAVALCARE L’ONDA

L’immagine di un’onda è una metafora per indicare l’esperienza che si ha quando uno è preso da un’emozione e nota una forte spinta ad agire coerentemente con lo stato emotivo. Le persone che si abbuffano, nel BED, nella Bulimia, o anche in assenza di un disturbo dell’alimentazione e della nutrizione conclamato, provano spesso emozioni che non sanno gestire adeguatamente. Imparare a “cavalcare l’onda” vuol dire acquisire ed applicare strategie per gestire gli stati emotivi forti senza tentare di vincerli o soffocarli. Non è possibile eliminare le emozioni negative così come non è utile differenziare gli stati d’animo come buoni o cattivi. I sentimenti dolorosi e difficili da accettare non possono mai essere completamente evitati e giudicare un’emozione può essere importante solo al fine di comprenderne l’impatto su di sé. Gli eventi stimolo di solito innescano le emozioni attraverso due modalità: un modo diretto, che stimola la risposta emotiva senza che…

L’IO OBESO

Non so esattamente quanti pantaloni ho nell’armadio.  Non molti, rispetto al resto. Sopratutto jeans. Molti sono veramente datati… Preferisco comprare vestiti. Non stringono, sono più comprensivi. Forse per questo risultano più femminili. Ci sono ragazze che con un jeans e una scarpa col tacco a stiletto potrebbero partecipare ad una cerimonia. Io ho sempre la sensazione di essere vestita per portare il cane al parco, pur non avendo ancora una cane… Questione di stile! Con i pantaloni non è possibile mentire. Se non si allacciano non c’è scusa.  Scegliere la taglia da provare è un dilemma amletico, una scommessa con se stessi.  Per aggirare la preoccupazione legata all’acquisto in pubblico ho lentamente optato per lo shopping on line. Prevalentemente marche conosciute per non fare pasticci con le misure. Il problema è che sono sempre tentata di scegliere modelli più grandi, larghi, comodi, esagerati.  La consapevolezza conquistata negli anni mi impedisce di…

LA FAME DI FUMO

Troppo poco per sentirmi fuori pericolo. Abbastanza per capire che è possibile.   Il 9 gennaio, seguendo la mia vision board e la conseguente wishlist del 2019, ho smesso di fumare: da quel giorno non ne ho più toccata una. Anche se ho sognato più volte di farlo. Nel sonno l’ho sognato. Ad occhi aperti l’ho desiderato ma più intensamente l’ho temuto. E non l’ho fatto. La mia storia di fumo inizia da adolescente e ha avuto poche pause. L’ultima però è durata 5 anni, sospesa da un momento in cui pensavo di controllare il vizio, in cui poteva essere diverso. Io potevo essere diversa e decidere di fumarne una ogni tanto. Mi piacerebbe essere una social smoker! Ma le sigarette non sono come il cibo: non è possibile fare pace con loro. Non è giusto sprecare energie pensando che lo sia. Le sigarette non costituiscono  un piacere nutriente, qualcosa che…

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