L’IO OBESO

Non so esattamente quanti pantaloni ho nell’armadio. 
Non molti, rispetto al resto. Sopratutto jeans.
Molti sono veramente datati…
Preferisco comprare vestiti. Non stringono, sono più comprensivi. Forse per questo risultano più femminili.
Ci sono ragazze che con un jeans e una scarpa col tacco a stiletto potrebbero partecipare ad una cerimonia. Io ho sempre la sensazione di essere vestita per portare il cane al parco, pur non avendo ancora una cane… Questione di stile!
Con i pantaloni non è possibile mentire. Se non si allacciano non c’è scusa. 
Scegliere la taglia da provare è un dilemma amletico, una scommessa con se stessi. 
Per aggirare la preoccupazione legata all’acquisto in pubblico ho lentamente optato per lo shopping on line. Prevalentemente marche conosciute per non fare pasticci con le misure.
Il problema è che sono sempre tentata di scegliere modelli più grandi, larghi, comodi, esagerati. 
La consapevolezza conquistata negli anni mi impedisce di raccontarmi frottole: l’unico aspetto degli abiti oversize che mi seduce facendomi l’occhiolino dagli stendini dei negozi o dalle foto sul web non è la voglia di confort ma la paura di sbagliare per difetto. 
Per una persona sovrappeso lo shopping può essere un incubo, il cambio degli armadi un’angoscia e il rapporto con le commesse dei negozi la strada verso l’inferno. 
Ci si abitua.
Non si supera, ci si adatta a convivere con la sensazione negativa e si creano degli escamotage per diminuire il livello di imbarazzo e il continuo bisogno di giustificarsi.
Si impara a visualizzare la propria shape e a scegliere negozi nei quali potersi aggirare per gli scaffali in solitudine evitando qualsiasi dialogo con le signorine-abbiamosololaquarantalavuoleprovare.
Che poi magari loro non c’entrano nemmeno. 
Siamo noi a proiettare nei loro occhi tutto ciò che detestiamo delle nostre cosce. 
Capita poi che per qualche motivo la forma del corpo cambia, si modifica. Si dimagrisce.
Per una dieta, forse. O perché cambiano le abitudini e con esse il modo di intendere il cibo. Magari in modo lento, graduale e quasi impercettibile.
Cambia la taglia ma resta il timore.
Paura di sottostimare le proprie dimensioni.
Come se ci fosse una voce in agguato pronta a schernirti per aver osato provare una 42 che poi non si allaccia.
Eternamente succubi della responsabilità personale di non riuscire ad entrarci in quella 42. 
Cosa avrà poi di tanto speciale…
Quando poi ci entri non cambia né la vita né la sensazione.
Ti dici: sarà il modello. Mi entra ma la calzata non funziona. Veste troppo.
Guai a concederti una soddisfazione.
Continui comunque a provare e acquistare taglie più grandi di pantaloni che devi chiudere con una cinta altrimenti se ne vanno. Ti senti un po’ sciocca ma resistere è difficile.
Non è tua la colpa.
E’ l’Io obeso che non ti molla. Che continua a condizionare le tue scelte e tenta di sabotare i tuoi tentativi di cambiare prospettiva. 
Ormai ti senti quella che non può vestirsi in un certo modo, che non può comprare alcuni modelli né chiedere misure più piccole. 
L’Io obeso si nutre di manie e fissazioni su quello che si può fare o non si può permettere, di delusioni collezionate tra diete, chili ripresi in un battito di ciglia, sensi di colpa e ricadute.
E’ abituato a sentirsi colpevolmente vittima del suo corpo.
Acquisire flessibilità aiuta ad uscire dallo schema-corpo che ci tiene prigioniere. 
Sbagliare per imparare a rimediare. 
Uscire dagli schemi vuol dire anche abbandonare escamotage che ci difendono ma ci chiudono in gabbia.
Provare, rischiare, perdere e vincere.
Soffrire e gioire: imparare ad essere vivi e liberi.
Mettersi in gioco. Credere, avere fiducia.
Gli ultimi pantaloni acquistati sono una 4o. 
Mi è stato detto che il modello equivale ad una 42. 
Ogni volta che li indosso temo che non si allacceranno. 
Poco tempo fa invece ho acquistato una 44. Anche loro vestivano 42 e quando mi è stato detto avrei voluto acquistare una 46…
Ho resistito.
Amo avere l’armadio pieno di cose da mettere da quando è diventato più facile trovare capi d’abbigliamento che mi stanno bene.
Quando mi chiedono cosa ne faccio di tutti i vestiti che ho, abbasso gli occhi e sorrido.

 

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