AUTOSTIMA

Considerazione di sé e delle proprie capacità. 

E’ questo che riporta il dizionario se digitiamo la parola ‘Autostima‘.

Sembrerebbe un concetto apparentemente semplice: so chi sono, come sono fatta, mi conosco. Faccio molte cose: parecchie delle quali con buoni risultati, di altre non sono pienamente soddisfatta e alcune proprio non fanno al caso mio.

Facile, lineare, obiettivo.

Peccato che questo perfetto equilibrio non corrisponda spesso alla realtà. 

Per anni ho creduto che godere di una buona autostima fosse sinonimo di possedere un’esagerata idea di sé.

Forse perché non è di moda riconoscere apertamente, con sincerità e consapevolezza le cose che ci piacciono di noi. Forse è la paura di essere smentiti. Forse è la vanità che solletica di più quando sono gli altri a fare l’elenco delle nostre qualità.

E’ molto più semplice vuotare il sacco dei difetti. Meglio quelli evidenti a occhio nudo.

Stimarsi sembra voler dire che dobbiamo piacerci per forza, ma questo non accade quasi mai. Quindi rinunciamo in partenza.

Ma per avere autostima è necessario anche giudicare e valutarsi. Allora giù a sottolineare tutto ciò che c’è di orribile in noi: dalla pancia che cade alla mancanza di coraggio per cambiare vita. Aspetti che mettiamo sullo stesso piatto della bilancia…

Cambiamo canale, guardiamo ora un altro film.

Dimentichiamo l’autostima come analisi di pregi e difetti. Immaginiamo che non sia più la lista a doppia colonna di aspetti positivi e negativi che ci giudicano da un foglio. La lama tagliente travestita da penna che scrive color rosso sangue quanto è inconsistente il nostro valore.

L’autostima è ascolto.

E’ gustare il sapore di sé.

Mi viene in mente la cioccolata calda. 

Raramente mi concedo di prenderla e se capita la bevo in bar rumorosi. Aggiungo panna montata, già che ci sono.

Inizio a bere e mi brucio la lingua. Raccolgo il cucchiaino che cade, pulisco una bocca ricoperta di briciole, chiedo un bicchiere d’acqua. A quel punto la panna è sciolta e la cioccolata diventa una brodaglia dal sapore pesante. Ma la bevo comunque senza troppo trasporto.

Una volta l’ho preparata in casa. 

Solo per me. Solo cioccolata. Silenzio. Temperatura perfetta. 

L’ho sentita arrivare alla lingua e conquistare il palato. 

Tutti il sapore della cioccolata era mio e lo sentivo davvero. 

Ascoltare se stessi è un’esperienza appassionante. 

Come bere intensamente una cioccolata dal sapore indimenticabile.

L’autostima è accettazione di se stessi

La persona con bassa autostima non è mai soddisfatta di sé e pertanto non si accetta per quello che è ma solo per quello che vorrebbe essere.

Avere una buona autostima significa decontestualizzare il punto di osservazione: non guardo ciò che mi piace spiando gli occhi degli altri e immaginando cosa vorrebbero vedere. Guardo me e accarezzo la mia unicità fatta di pregi e difetti, punti di forza e debolezze smettendo di rincorrere una presunta perfezione che allontana da se stessi.

Gli altri di cui temo il giudizio sono solo altri me che possono vivere le mie stesse difficoltà.

Adeguarmi a loro è inutile. 

Dichiarare fedeltà a se stessi è la strada.

Se questa è l’autostima si sperimenta una nuova identità, un nuovo modo di essere nel mondo e con esso una nuova volontà, da agire verso gli obiettivi che si decide di perseguire grazie ad un sano equilibrio e ad una aperta capacità di discernimento.

Finché si considera l’essere imperfetti come una ‘mancanza’, come un ‘non essere perfetti’, come un errore da correggere, si cerca di vivere in attesa di un evento magico che modifichi la situazione attuale.

Diventiamo noi l’evento magico e cambiamo il nostro modo di vivere colpevolmente il nostro status di normali imperfetti: liberiamo l’energia che spendiamo per somigliare a chi abbiamo eletto simbolo di perfezione ed usiamola per scoprire il nostro talento segreto!

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