CONDIZIONATORI E CONDIZIONAMENTI

In questi giorni di gran caldo penso a quanto vorrei un condizionatore in casa. 

Soprattutto di notte.

Di giorno sono spesso al mare e non servono condizionatori.

Lì si rischia solo di finire vittime dei condizionamenti.

Se non si è attenti a schivare la pressione socio-culturale e si evitano solo le buche dei bambini sulla sabbia è facile perdersi d’animo.


Perché in fondo, al mare si è seminudi, ed è difficile mascherare le proprie insicurezze quando accedere alle nostre piccole strategie difensive risulta complicato.

Si è nudi fuori, coperti solo da più o meno piccoli pezzetti di stoffa.

Si è un po’ nudi anche dentro: con persone che non necessariamente si frequentano anche in altri contesti. 

Siamo in vacanza, alle prese con un tempo libero da occupare, da riempire…

E con un’abbondante e onnipresente offerta di cibo da gestire!

Pizze, gelati ovunque, sagre di paese in cui non-puoi-non-assaggiare-quando-ti-ricapita!

Inviti a cena, non torniamo a casa a pranzo, verdure che implodono nel frigorifero perché abbandonate a se stesse.


Mentre il cibo ti insegue come le onde sulla riva del mare senti nell’aria la fierezza di chi passeggia sulla sabbia senza aver mai avuto il minimo problema con la propria immagine corporea.

Quella fierezza che suscita ammirazione, invidia, rabbia, emulazione e frustrazione in chi lotta con la bilancia. E con lo specchio. E con se stesso.

E se fosse il contrario?

Proviamo a cambiare prospettiva e a considerare che le persone che si piacciono, che godono di una buona autostima e sono consapevoli di se stesse e del proprio valore riescano nel tempo a prendersi maggiormente cura di sé  e ad avere e mantenere una struttura fisica che ne riveli l’equilibrio a livello mentale.

Al contrario di chi non si piace, non si accetta, vorrebbe essere diverso. Fuori ma anche dentro. Vorrebbe una vita differente. 

Nella difficoltà di trovare il bandolo della matassa di un’esistenza non appagante che fa?

Si accanisce con il corpo e gli attribuisce tutta la responsabilità di quello che non va come dovrebbe.

Se non si svela il trucco, se non arriviamo a scoprire che non è il corpo o il peso a condizionare la qualità della nostra vita ma che è il piacere che ci autorizziamo a ricercare nella vita che tiene sotto controllo il nostro peso, restiamo vittime inermi di una pressione sociale negativa e fuorviante che ci fa sentire in gabbia e mai abbastanza.

Siamo tanti ma siamo soli. In mezzo ad un mare di ipocrisie in cui l’illusione è che essere magri equivale ad essere felici.

“Essere concentrati prevalentemente su ciò che è visibile, misurabile, confrontabile ‘oggettivamente’, sembra essere l’estremo tentativo di difendersi da un profondo senso d’impotenza, di tenere sotto controllo un mondo che non si lascia prevedere e in cui è molto complesso orientarsi.”  (Enrichetta Spalletta)

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