GIORNATA DEL FIOCCHETTO LILLA

Probabilmente se siete qui e state leggendo questo articolo è perché nella vostra vita c’è stato un momento, una pausa, lunga un mese o protratta per anni o tutta una vita in cui vi siete sentite fuori posto, fisicamente repulsive, eccessive, imperfette, brutte, detestabili. 

In una parola?

Grasse!

Molte ne saranno uscite vittoriose.

Altre credono di dover ancora dimostrare qualcosa.

Qualcuna aspetta ancora di dimagrire per iniziare a vivere, senza riflettere su quanta strada è stata fatta fin’ora.

Quando ero piccola ricordo ancora la speranza di leggere negli occhi degli altri un apprezzamento: io ero l’amica sovrappeso, quella intelligente ma che non si alzava mai da tavola, quella che camminava mentre gli altri correvano, come se la calma fosse un delitto.

Da piccolo ti mettono tutti fretta, poi cresci e fai yoga per ritrovare la pace.

Io la pace ce l’avevo dentro.

Ero una bambina tranquilla.

Educata, brava, generosa, capricciosa quanto bastava per essere viva.

Ma in fondo sentivo che non era sufficiente: tutti volevano che io fossi anche magra.

Quando si guarda un bambino sovrappeso si prova un certo nervosismo perché razionalmente ci si racconta che i chili di troppo sanno d’incuria, di abbandono, di superficialità.

In qualche caso anche di mancanza d’affetto.

Ma non è così. Sicuramente non è automatico che lo sia. 

Un bambino sovrappeso è un bambino goloso, che ama mangiare, che già a 4 anni riconosce la sapidità e la dolcezza, che difficilmente a tavola fa i capricci, mette i piedi dappertutto, si alza ogni 5 minuti o parla a voce alta.

Spesso viene da una famiglia dove la condivisione del pasto è un rituale importante. Altre volte è rapito da merende ipercaloriche che si accompagnano a quantità di cibo spesso lievemente superiori a quelle dei suoi coetanei.

Forse crescendo deciderà di non chiedere più snack al cioccolato perché se si tratta di una bambina vorrà indossare un paio di jeans skinny come le sue amiche. Forse resterà sempre più formosa delle altre. Forse inizierà uno sport al quale si appassionerà dedicandogli la maggior parte del suo tempo e le cosce tornite lasceranno il posto a muscoli e volteggi. Forse partirà per un viaggio all’estero e prenderà 8 chili in due mesi. Forse per l’eccessiva paura d’ingrassare di fronte a cibi che non conosce deciderà di restringere in modo eccessivo la sua alimentazione e le scomparirà il menarca e al suo ritorno dovremo seriamente prenderci cura della sua salute. Forse partirà e tornerà a casa semplicemente con un fidanzato. O con una fidanzata… e andrà bene comunque. 

Non abbiamo nessuna possibilità di sapere oggi cosa succederà domani.

Tuttavia sappiamo ciò a cui possiamo far attenzione adesso.

Sappiamo che se una bambina vive un’infanzia spensierata dove il corpo è in salute quando corre e malato se ha la febbre, dove non si pesano le calorie e nessuno in casa mangia cose diverse per dimagrire, dove nessuno è grasso o magro, bello o brutto perché le persone che ci amano e a cui vogliamo bene sono favolose per definizione, possiamo avere qualche opportunità in più per crescere futuri adulti portatori sani di autostima e rispetto verso se stessi e verso il corpo che la natura ha concesso loro.

E se da una lato sostengo a voce alta l’importanza di promuovere un’alimentazione sana, senza merendine di dubbia composizione, cibi ipercalorici ma iponutrienti, focacce ad ogni ora del giorno e della notte, patatine fritte e caramelle per curare tutti i mali, dall’altra credo che una bambina serena, felice, responsabile e altruista non può essere giudicata perché più tornita di un’altra.

Oggi sappiamo che i bambini e gli adulti in sovrappeso, se discriminati hanno più probabilità di diventare o rimanere obesi.

L’hanno ribattezzata ‘obesità da vergogna”. 

Le persone in sovrappeso o obese sono una delle categorie sociali più colpite da discriminazioni, pregiudizi e stereotipi.

I pregiudizi negativi derivano dal fatto che comunemente si crede che il comportamento alimentare (e il conseguente peso della persona) sia totalmente sotto il nostro controllo e che, di conseguenza, se si è grassi è colpa della persona stessa.
Nella cultura occidentale, infatti, è mentalità comune considerare queste persone come pigre, deboli, senza forza di volontà, poco intelligenti e senza disciplina o controllo, queste convinzioni sono già insite nei bambini dai 6 anni (Wadden e Stunkand, 1985).

Purtroppo l’aumento di peso non dipende solo dalla nostra volontà ma anche da fattori genetici, sociali e psicologici.

Il pregiudizio sul peso si può presentare sotto diverse forme e sfaccettature (Brownell et all. 2005):

  • derisione o presa in giro verbale (soprannomi negativi, appellativi insultanti o denigratorie);
  • bullismo fisico, psicologico o sul web;
  • vittimizzazione relazionale o isolamento sociale: le persone sovrappeso evitate, escluse o ignorate.

 

Lo stato emotivo che deriva da una stigmatizzazione di questo tipo induce a desiderare in modo sempre più profondo un corpo diverso e più magro.

La frustrazione per l’insuccesso annunciato provoca il bisogno di consolarsi con quello che è più facile reperire e che ci permettere di ripercorrere uno schema inefficace ma rassicurante: mangiare.

E si ricomincia.

Quindi vi prego: dite ad una persona che non vi piace, che è stupida, ignorante, sviluppate la vostra fantasia per trovare appellativi dirompenti e creativi con i quali sfogare il vostro disappunto, ma non pronunciate mai parole negative relative al peso, alle sue forme corporee se evidentemente morbide o evidentemente spigolose. 

Non lo fate mai. Non lo fate più. Non permettete agli altri di farlo.

E con i bambini?

Vietato, forbidden, interdit, verbiten, запрещено, proibido e prohibido!!!

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