NO DIET DAY

Il no diet day è un po’ quello che questo blog aspira a diventare: un modo per dare voce a tutte le persone che vivono con il peso di dover corrispondere ad un ideale fisico che sentono troppo distante. A tutte le donne che da troppo tempo galleggiano nella frustrazione di non riuscire a portare l’ago della bilancia nella posizione che altri sembrano aver stabilito per loro. A chi si colpevolizza per non aver avuto in dote una più cospicua porzione di volontà con la quale rinunciare ai piaceri della tavola.

A tutte le morbide come burro, insomma! http://www.morbidacomeburro.com/homepage/


E il no diet day come nasce?

Da un’idea di Mary Evans Young che, dopo essere uscita dall’incubo dell’anoressia, decide di fondare l’associazione Diet Breakers per condividere la sua esperienza e aiutare le persone ad imparare ad apprezzarsi per quello che sono e per come sono fatte abbandonando l’ossessione per il peso e accettando il proprio corpo.

Il primo appuntamento risale al 5 maggio del 1992, giorno in cui la Evans organizza un pic-nic ad Hyde Park a Londra dichiarando che aveva preso questa decisione

“dopo aver visto un programma televisivo in cui delle donne si sottoponevano ad interventi chirurgici per ridurre il peso e dopo aver saputo che una ragazza di 15 anni si era suicidata perché la prendevano in giro in quanto grassa”.

 L’anno successivo è stato ripetuto anche in Canada, negli Stati Uniti e in Australia spostando la data al 6 maggio per non sovrapporla ai festeggiamenti del ‘Cinco de Mayo’.


Gli obiettivi dichiarati della giornata sono:

  • Accettazione del proprio peso.
  • Sensibilizzazione sulle discriminazioni a cui va incontro chi è sovrappeso.
  • La consapevolezza della grande possibilità che le diete falliscano.


L’idea non è quella di abbuffarsi per un giorno intero.

Mi dispiace se in qualche modo vi ho illuso…

Si vuole al contrario richiamare l’attenzione sul buon cibo, lasciando perdere per un giorno modelli alimentari scorretti indipendentemente dalla taglia, per imparare a volersi più bene e scegliere di vivere in modo più sano.

In fondo chi di noi non è stato tentato di iniziare una dieta, almeno una volta. Anche solo dopo un periodo di festeggiamenti luculliani che stringono la cintura dei pantaloni.

Ci sono però persone che hanno percorso gran parte della loro vita tenendo per mano una dieta e nell’altra il senso di colpa per essere sovrappeso e non corrispondere ad un’immagine che per molti sembra così a portata di mano.

Perché di fronte alla propria insoddisfazione, le uniche cose che ci sentiamo consigliare sono: inizia una dieta e muoviti di più.

Certo.

Scontato.

Ragionevole.

Talmente tanto risaputo che tutti potrebbero farlo.

Peccato che l’esperienza spesso contraddice tanta ostentata sicurezza.


Vi ho già parlato di Mimi Spencer, giornalista americana, e del suo delizioso libro dal titolo “101 cose da fare prima di mettersi a dieta”?

Oltre a trovare divertenti ed utili consigli per imparare a star bene nel proprio corpo, ci rivela come da un’analisi svolta da un gruppo di psicologi dell’UCLA (University of California, Los Angeles) sottoporsi ad una dieta può rivelarsi in realtà ‘il possibile preannuncio di un futuro aumento di peso’. 

Pubblicata nel 2007 sulla rivista “American Psychologist”, la ricerca ha preso in esame un campione di 31 diete a lungo termine con i relativi esiti finali.

Dai risultati emerge che la maggior parte delle persone che riescono a perdere peso durante una dieta, nel giro di cinque anni torna al peso originario, mentre un terzo arriva a pesare più di quanto pesasse prima di iniziarla

Possiamo dare la colpa all’ipotalamo, all’arcaico bisogno dell’uomo di sopravvivere alle carestie o alla semplice ma inesorabile condanna che pesa sul capo di chi nasce con un metabolismo meno simpatico di altri.


Non mi stancherò mai di ripeterlo: le diete, così come ci vengono proposte da tempo immemore, sono destinate a fallire.

E come possiamo allora intervenire sul peso corporeo per migliorare la nostra immagine e la nostra salute?


Un obiettivo potrebbe essere quello di modificare il proprio stile di vita che ‘deriva dalla combinazione dei nostri pensieri, emozioni, comportamenti, valori, obiettivi e l’interazione tra noi stessi e l’ambiente’ (Brownell, 1995).


Un approccio alla gestione del peso finalizzata alla modifica dello stile di vita comporta un lavoro a tutto campo non solo sull’alimentazione e sull’attività fisica, ma anche sul modo di pensare, sulla gestione dello stress, sulle relazioni con se stessi e con gli altri, sul cambiamento delle abitudini.


Modificare qualcosa in una routine molto definita induce ad una maggior plasticità e disponibilità nei confronti di molti altri cambiamenti.


Se troviamo impossibile puntare la sveglia un’ora prima al mattino per fare esercizio fisico pur invidiando tutti quelli che sono soliti farlo, possiamo decidere consapevolmente di alzarci 15 minuti prima per bere un caffè in solitudine.

Possiamo alzarci prima per avere il tempo di sperimentare un nuovo make-up e raccogliere una buona dose di complimenti già di buon mattino.

Possiamo dedicare qualche minuto in più alla nostra colazione per evitare di trangugiare quello che sembra più veloce e spalmare con calma la marmellata sul pane.

Già soltanto tirarsi su dal letto quando suona la sveglia senza indugiare per ritrovarsi poi inesorabilmente in ritardo, potrebbe essere per molti indice di un nuovo inizio.


Cambiare qualcosa della nostra routine ci rende più consapevoli degli automatismi, più ricettivi agli stimoli, meno vittime degli eventi. 

Insomma, modificare anche se di poco un’abitudine ci fa sperimentare concretamente che ce la possiamo fare!


E quando sappiamo di potercela fare aumenta la nostra autostima e cresce il numero delle cose possibili.

E’ in quel momento che possiamo iniziare a svegliarci per correre, camminare, meditare, fare yoga o stretching!


Anche migliorare il nostro stile alimentare!

E dimagrire. Se è proprio necessario…


Buon no diet day a tutte!

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