SMETTI DI PULIRE IL PIATTO

L’organizzazione internazionale Slow Food sostiene che ogni anno vengono gettate tra i rifiuti circa 2 tonnellate di cibo nel mondo, di cui l’80%  ancora edibile. Evitando gli sprechi ciascuna famiglia potrebbe risparmiare fino a €450,00 l’anno e sfamare quasi 2 miliardi di persone in più.

Alla base di questa amara consapevolezza, noi italiani siamo più attenti, tanto che solo uno su cento butta il cibo mentre nove su dieci provano un profondo senso di colpa quando gettano via pane, verdure o quando vedono altri farlo…

Sarà voglia di risparmiare, crescere del senso civico o il terrore seminato da tutti i genitori che ci hanno cresciuto con l’incubo di lasciare qualcosa nel piatto quando i bambini nel mondo muoiono di fame?

Abbiamo sentito o ripetuto più volte la frase: “Ci sono bambini che non hanno nulla da mangiare e tu lasci il cibo nel piatto!”

Che effetto fa questa frase nei bambini? Cosa imparano quando chiediamo loro di finire il piatto che abbiamo preparato? Ci siamo mai chiesti perché ci teniamo tanto che finiscano tutto? Abbiamo paura che non mangino abbastanza? Che non crescano a sufficienza? Che non apprezzino quello che abbiamo preparato per loro?

Dal momento che all’inizio della vita del bambino la sfera alimentare e quella relazionale sono sovrapponibili, poiché il bambino ha bisogno della relazione con la mamma o con il caregiver di riferimento per nutrirsi e sopravvivere, spesso accade che per l’adulto la qualità della rapporto, anche in fasi di sviluppo successive, passi altresì attraverso il grado di soddisfacimento, o presunto tale, del bambino nei confronti del cibo che gli si offre.

Per questo motivo proviamo un senso di frustrazione se il nostro bambino non finisce il piatto.

Frustrazione che va al di là della preoccupazione per la sua salute.

Quando pensiamo che nostro figlio non mangi abbastanza, (o mangi troppo) ci sentiamo inadeguati e imperfetti. Per questo proviamo ad intervenire con frasi fantasiose:

“Uno per papà, uno per la mamma e uno per la nonna!”

“Se finisci tutto quello che hai nel piatto, poi ti meriti della cioccolata!”

“Ancora uno poi basta!”

Ma davvero pensiamo che quel cucchiaio di minestra in più risulti fondamentale al suo sviluppo o favorisca un’educazione che evita il consumo incosciente di cibo?

In realtà, l’unico risultato del cibo su cui insistiamo potrebbe essere quello di abituare il bambino ad ignorare il suo naturale senso di sazietà.

E’ stato sperimentato che bambini lasciati liberi di mangiare ciò che vogliono per una settimana, ingeriscono una quantità di calorie piuttosto costante ogni giorno e soddisfano il fabbisogno di macro e micronutrienti,

Ovviamente per raggiungere questo obiettivo è fondamentale offrire loro cibi naturali, di stagione e preparati nel modo più semplice, su una base familiare di alimentazione sana e ben collaudata.

L’innata autoregolazione può essere alterata dall’offerta di cibi troppo dolci o troppo salati.

Cosa possiamo fare quindi per evitare gli sprechi alimentari senza essere obbligati a finire tutto ciò che abbiamo preparato e senza ossessionare i bambini con il senso di colpa per aver lasciato qualcosa nel piatto o aver deluso la mamma?

Una prova potrebbe consistere dal fare porzioni più piccole, conservare e congelare il cibo avanzato e permettere al bambino di scegliere quanto mangiare e riproporre gli “avanzi” cucinati deiversamente o riutilizzarli per il pasto successivo..

Questo potrebbe essere il nostro la nostra nuova mentalità come genitore::

«Figlia mia, ci ho pensato e ho deciso che a partire da adesso non ti obbligherò a mangiare quando non avrai fame, né ti darò cibi che non ti piacciono».

Il risultato?

Lei mangerà come prima, poco più o poco meno. Ma mangerà contenta e felice e in un tempo ragionevole.

Ci preoccupiamo che in questo modo non mangi abbastanza?

Il modo più semplice con cui controllare lo stato effettivo di salute del bambino per assicurarsi che non corra nessun pericolo è consultare un pediatra, che monitora eccesso o difetto di crescita.

Ecco alcuni suggerimenti per trasformare il pasto in un momento piacevole in cui ognuno impara a gestire la fame, la sazietà e le emozioni connesse all’argomento:

  • Favorire l’indipendenza : permettere al bambino di fare una scelta tra gli alimenti che sono stati selezionati per lui da una scelta ponderata dei genitori, va bene. Preparare all’ultimo altri cibi e rincorrere i desideri dei bambini non è invece opportuno.
  • Lasciarlo giocare con il cibo e manipolarlo a tavola, non in giro per la casa;
  • Cucinare insieme invitandolo a maneggiare e impastare con noi per poi condividere a tavola il risultato;
  • Se il bambino vuole alzarsi da tavola, assecondatelo, ma sparecchiate e non offrite dolci o snack per compensare quanto non ha mangiato. Se è affamato mangerà con piacere al pasto successivo.
  • Se il genitore mangia e apprezza un nuovo cibo, il bambino imparerà per imitazione e seguirà l’esempio.
  • Nessun alimento va proibito, ma è bene non tenere in casa merendine o bibite e bevande diverse dalla semplice acqua (con le dovute e comprensibili eccezioni). Se un bambino sa che un determinato alimento è in casa e non può averlo quel cibo diventerà ancora più desiderabile. Non tenerli a casa non li rende proibiti, ma ‘non disponibili’ e rinforza quali sono gli alimenti salutari per tutta la famiglia.
  • Coinvolgerlo nella preparazione della tavola
  • Ricordarsi sempre che è il bambino che deve scegliere la porzione che desidera degli alimenti preparati: se dice che è sazio, sa di cosa parla. Non bisogna insistere che mangi ancora o che finisca tutto.

Avremo bambini più sereni e contribuiremo ad evitare un inutile e quotidiano spreco di cibo! Quindi perché non provare?

Articolo scritto per il blog di Nutrimente Onlus

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