DIETING, LA DIPENDENZA DA DIETE

Il dieting è la tentazione che induce a sentirsi costantemente in obbligo di controllarsi con una dieta, spesso ricorrendo a regole fai-da-te che si basano sull’eliminazione di alcuni alimenti in favore di altri secondo tendenze e stagioni.

Dal punto di vista fisico questo comportamento può determinare l’insorgenza della sindrome da yo-yo: un continuo aumentare e diminuire di peso che si verifica alternando periodi di dieta severa a momenti di cedimento in favore di cibi più graditi e golosi in quantità incontrollate.

La conseguenza di questo comportamento disfunzionale è spesso il progressivo aumento del peso medio della persona.

Il fisico, sottoposto a diete molto rigide, si abitua alla condizione di ristrettezza e tende a consumare meno energia. Quindi, ogni volta che si ricomincia una dieta, magari dopo un periodo di disordine alimentare, il corpo è già abituato a bruciare meno calorie perché stressato da periodi di restrizione drastica e non riesce immediatamente a perdere peso. Diventa perciò necessaria un’ulteriore diminuzione delle calorie!

Il circolo vizioso che ci incatena è il seguente: qualcosa (un commento, una ricorrenza impellente, un vestito che non riusciamo ad indossare) ci fa stabilire che sarebbe proprio ora di perdere peso e decidiamo di iniziare una dieta dimagrante. All’inizio sperimentiamo l’euforia per il progetto ed esercitiamo un forte (anche eccessivo) controllo che non ammette alcun tipo di deroga. Solitamente il controllo su cosa evitare è quello che più di ogni altro genera desiderio per la cosa stessa ma non abbiamo intenzione di cedere. Accade poi qualcosa che ci fa abbassare la guardia (tristezza, stanchezza fisica, una giornata uggiosa…). Ci ritroviamo a sgarrare dai nostri austeri propositi e questo cambio di rotta ci fa sentire in colpa, frustrati e inefficaci.

Come tirarsi su di morale allora? Con qualcosa di dolce, una lasagna al sapore dell’infanzia o mettendosi nuovamente in riga con una nuova dieta appena conosciuta.

Proviamo quindi ad analizzare la questione da un punto di vista differente: è veramente il cedimento quello che ci causa insoddisfazione e ci fa ripartire dal via?

Non sarà invece l’eccesso di controllo che causa tutto il resto?

Siamo soliti considerare la dieta come sinonimo di tenuta positiva e razionale del nostro stile alimentare. Seguendo regole prestabilite sentiamo di possedere la padronanza del nostro corpo e le redini ben salde della nostra mente.

Al contrario quando ingurgitiamo quantità di cibo superiori al nostro fabbisogno o a quello che percepiamo come tale o quando ci ritroviamo a mangiare alimenti che la nostra coscienza ha etichettato come negativi, ci sentiamo sopraffatte, insicure e in colpa.

Questo rapporto dicotomico e conflittuale in cui alternare dieta e mancanza di controllo porta a due possibili conseguenze:

-Il senso di colpa e la frustrazione per non essere state sufficientemente brave da portare avanti una dieta o limitare il consumo di alcuni alimenti.

-La mancanza di un rapporto con il cibo che sia naturalmente regolato dal senso di fame e sazietà e dal piacere del gusto.

Proviamo a cambiare le carte in tavola dell’attribuzione di responsabilità.

E se fosse l’eccessivo controllo a determinare l’abbuffata e non il contrario?

La classificazione dei cibi in permessi e proibiti e la conseguente rinuncia di questi ultimi è fisiologicamente sopportabile solo per periodi brevi o per motivazioni imprescindibili. Molto spesso da questo eccessivo rigore dipende la voglia incontrollata dei cibi più temuti ed ansiogeni e la difficoltà di controllarne le quantità.

Se iniziassimo a temere il digiuno come il vero pericolo, si potrebbe evitare la restrizione forzata e attenuare il ricorso all’abbuffata.

I ricorsi alle diete dimagranti spesso falliscono per i seguenti motivi (Giorgio Nardone, 2009):

  • si basano tutte sull’idea del controllo e del sacrificio e interferiscono con la sensazione su cui si basa il nostro rapporto con il cibo: il piacere;
  • più ci si nega un alimento, più lo si desidera;
  • non seguono il rapporto ambivalente tra la mente e l’istinto;
  • l’individuo che trasgredisce una dieta una volta è portato ad esagerare e non è più in grado di ricominciare.

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