IL MONDO E’ GRIGIO? IL MONDO E’ BLU!

Si, il mondo oggi è BLU.
Colpa del lunedì: non di tutti, solo del terzo lunedì di gennaio.

Si tratta del tristissimo Blue Monday, il momento in cui ci rendiamo conto che le vacanze natalizie sono ormai lontane e non ne sentiamo già più i benefici.

Dichiarato per la prima volta il 24 gennaio del 2005 da Cliff Arnall, psicologo dell’università di Cardiff, che immagino come un genio incompreso alla ricerca di una leva per sollevare il morale o quantomeno di una formula con cui controllarlo, che ha creato un’equazione della tristezza includendo alcuni fattori:

  • condizioni meteorologiche,
  • tempo trascorso da Natale
  • fallimento dei propositi prefissati per il nuovo anno
  • basso livello di motivazione
  • sensazione di dover fare qualcosa senza avere idea di cosa
  • situazione economica fragile a seguito dei regali di Natale
Pur non avendo una base scientifico-matematica, alcuni medici hanno riscontrato una relazione evidente tra persone altamente sensibili ed eventi esterni favorevoli alla malinconia.
Quando si nomina la tristezza sembra subito necessario trovare un modo per risolverla e superarla; è percepita come un’emozione negativa da sconfiggere al più presto con tv, shopping, cibo, social network, alcol e altri distrattori che a lungo andare possono causare dipendenza e un distacco dalla realtà non più momentaneo o che, semplicemente, non sono efficaci.
La tristezza è un’emozione primaria, quindi, naturale e inevitabile.
Quando siamo tristi ci sentiamo attratti da noi stessi e dalla nostra condizione di distacco dall’esterno.
Piuttosto che fuggire con ogni mezzo sarebbe opportuno fermarsi e imparare a sentire e riconoscere l’emozione, a stare nell’emozione senza farsi travolgere e, solo a quel punto, lasciarla andare.

Come mi comporto io nei giorni di tristezza, quando tutto sembra avvolto da una fitta nebbia blu?

Mi abbrutisco e declattero!

Per abbrutirmi non devo poi lavorare molto. Indosso una tuta informe con maglione infeltrito, riduco al minimo l’igiene personale e mangio quello che capita senza tener conto delle regole di equilibrio che fanno ormai parte della mia routine.
Talvolta bastano poche ore, una serata…
Ho preso spunto da un telefilm che guardavo anni fa e con il quale ho tormentato tutte le mie figlie e con cui loro, per vendetta, ora monopolizzano la TV.

Il modo migliore per curare i problemi di cuore, da sempre palma d’oro dei motivi di tristezza, era l’accoppiata divano e pizza con tutto. (PS: Non guardate l’ultima serie uscita nel 2016 perché vi rovina la poesia!)

Ma torniamo a noi. Dopo essermi abbrutita, arrivata ad uno stato  di idonea alienazione, quando non sono più io ad isolarmi ma gli altri a volermi allontanare, decido di dare un senso al mio essere chiusa in me stessa e punto con aria minacciosa le stanze della mia casa: dalla cabina armadio allo studio, dall’armadietto del bagno al cassetto del casino in cucina. Per lo sgabuzzino devo essere non solo giù di corda ma anche molto, molto libera. Una volta scelto l’oggetto delle mie attenzioni mi avvicino armata di sacchi per la spazzatura e lo declattero’!

Qualche tempo fa, dopo aver letto il libro della Kondo (Il magico potere del riordino) avrei detto: “Lo riordino”. Oggi, dopo aver ascoltato e letto le mie coach preferite, Micaela Terzi (cosa ne dice Micaela) e Francesca Zampone (cosa scrive Francesca) ho modificato il mio mindset: riordinare può voler dire spostare, sistemare, mettere insieme da un’altra parte. Io invece affronto la mia tristezza liberandomi di cose inutili.

Perché fare spazio nella mia casa vuol dire farlo nella mia testa, far prendere aria ai pensieri non solo agli armadi. Fare ordine mi aiuta a capire di quanti oggetti inutili mi circondo ma anche di quanto valgono ai miei occhi quelli belli. Cercare la bellezza è un esercizio per capire cosa mi piace veramente e quali sono le mie possibili fonti di nutrimento spirituale.

Se decido di disfarmi di penne che scrivono male, a cui manca il tappo o che sono scomode da impugnare ho più possibilità di trovarne una che avevo perso, con la quale scrivevo spesso in un dato periodo quella data cosa. E ci ripenso. E sono un pò più vicina a me stessa. E continuo a stare un pò meglio senza fuggire ma restando in contatto.

La meravigliosa sensazione di leggerezza che provo al mattino quando mi sento premiata (o punita, entrambe vanno bene!) da un pasto delicato la sera precedente, la vivo anche sul piano emotivo quando imparo a circondarmi solo di cose che mi piacciono realmente, che mi emozionano e raccontano la mia storia.

Non devo necessariamente buttare tutto e diventare minimal, impresa per me assolutamente impossibile! Gli oggetti o i vestiti ancora utilizzabili si possono regalare! Ma a persone che non vedo troppo spesso per non correre il rischio di ripensarci più avanti…

Prima credevo di dover avere a disposizione molto tempo per dedicarmi a questa attività, ora so che bastano 5 minuti per riordinare il comodino. Ho un cassetto dove tenere la crema per le mani e quella per il corpo che uso di sera, qualche libro, il quaderno della gratitudine e delle penne. Ma se non lo avessi basterebbe una scatola con le cose fondamentali. L’importante è contribuire a dare alla camera da letto un’atmosfera di riposo e relax.

Ogni volta che scendo dalla macchina porto con me carte, fazzoletti, bottiglie d’acqua o altro. Ho le mani piene di roba? Tengo tutto in borsa fino a quando a casa non posso vuotarla! E la macchina è in ordine. Sporchissima, ma in ordine!

Per sconfiggere il Blue Monday oggi mi dedico al bagno. Un nuovo mobile IKEA mi aspetta. Voglio tenere solo le creme che mi piacciono, togliere i trucchi che non utilizzo e mettere delle candele. Trovare uno spazio per la cassa perché mi piace sentire musica quando mi godo i miei rituali di bellezza.

Anche se oggi non mi sento poi così triste… Sarà per la luna piena in leone!

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