L’INGREDIENTE SEGRETO

Da poco più di un mese ho iniziato il mio tirocinio per il Master in Coaching che sto per concludere.

Seguo 10 persone per 10 ore ciascuna incontrandole ogni 15 giorni.

Donne favolose che si aprono raccontandomi di loro, del loro rapporto con se stesse, con la vita. Con il cibo e con il corpo.

Mi occupo di Emotional Eating, di fame emotiva, di emozioni difficili da gestire, di vuoti che preferiamo riempire di cibo perché non sappiamo bene quanto siano profondi. Di cibo che viene ingerito per noia in momenti troppo liberi o in quelli troppo occupati in cui è difficile capire da dove iniziare.

Donne di successo, persone brillanti, ironiche, affettuose e intelligenti che faticano a trovare aggettivi positivi su se stesse perché abituate a vivere con lo spettro dell’abbondanza, con la sensazione di un ‘troppo’ difficile da collocare.

Le frasi che sento ripetere più spesso sono:

  • non ho volontà
  • sono troppo pigra

Etichette con cui sono state identificate talmente tante volte che ripetono senza sentirne più il colpo che affonda. Il rischio di avere delle definizioni dietro cui nascondere la propria libertà d’azione è che poi non riusciamo più a scorgerla all’orizzonte.

Siamo sicure che la difficoltà di domare il nostro appetito sia da attribuire alla mancanza di volontà? E’ davvero un aspetto così importante del nostro modo di relazionarci al cibo?

In un mio precedente articolo ho parlato della differenza tra il volere come desiderio e aspirazione e la concezione della volontà come qualcosa di rigido e tendente alla repressione (https://www.morbidacomeburro.com/news/atto-di-volonta/).
“La Volontà è la capacità di un organismo di funzionare liberamente secondo la sua natura intrinseca anziché sotto la coazione di forze estranee. Insomma: possiamo lasciarci determinare da fattori estranei o dai nostri stessi condizionamenti; o andare avanti semplicemente per forza d’abitudine, mettendo il “pilota automatico”; oppure possiamo scoprire in noi stessi la facoltà di scegliere, di dirigere, di essere causa: e questa è la volontà.”(P.Ferrucci)

Per quanto riguarda la pigrizia, digitando la parola su google si trovano almeno 30 articoli che parlano di come combatterla. A questo punto mi viene in mente: non sarà che fa talmente paura da finirci ingabbiati dentro? E se fosse un campanello d’allarme che ci segnala che qualcosa non ci piace e che scoprire nuove fonti di soddisfazione potrebbe essere più facile che costringerci a mettere in atto azioni che detestiamo? E’ vero che la pigrizia ci segnala cosa ci fa più paura?

Per provare la differenza i giapponesi consigliano di fare cose che ci pesano per un minuto al giorno e vedere se la nostra percezione si modifica nel tempo oppure no.

Ma se non è un fatto di volontà e non possiamo dare la colpa ad un’imbattibile pigrizia, perché non riusciamo a perdere peso e ad avere un corpo più leggero?

Qual è l’ingrediente segreto?

Indubbiamente mantenere in modo costante una buona alimentazione risulta complicato se siamo abituati a vivere di cibo pret à manger o se abbiamo condizionato il nostro corpo con regimi dimagranti faticosi e ripetuti. Ma un aspetto fondamentale e spesso sottovalutato della nostra relazione con il cibo è il tempo che le dedichiamo.

Quante volte ci siamo ripromesse di non mangiare schifezze in nome di uno stile di vita più salutare e di un pantalone skinny che abbiamo visto in vetrina? Abbiamo resistito un giorno intero non avendo qualcosa di pronto, leggero e disponibile per evitare di ricorrere a cibo scadente o a biscottini da macchinetta per poi tornare a casa e non avere nel frigo che parmigiano, un avanzo del cinese della sera prima e taralli al glutine?

Davanti alla fame da fine giornata e una dispensa vuota si soccombe, non c’è verso!

Un mix che ti accompagna sul divano con un senso di inefficacia e di carenza di gusto che plachiamo con un gelato sepolto in congelatore sperando in un giorno migliore.

Ma il giorno migliore non si trova ai piedi dell’arcobaleno, si pianifica!

La PIANIFICAZIONE è un aspetto fondamentale per imparare ad avere una alimentazione migliore, sia nell’equilibrio dei nutrienti che nel gusto.

In fondo la pianificazione è un atto creativo perché inizia con l’immaginazione di ciò che vorremmo che fosse, del futuro che desideriamo per noi. Ci immaginiamo con le carotine in borsa o con la verdura pronta in sacchettini ordinati. La dispensa piena è la cucina pulita. L’idea di ciò che vorremmo che fosse diventa il motore per organizzare ciò che ci circonda.

Sembra impossibile? La vita schematizzata è rigida? Sembra di vivere in gabbia? Qui si tratta solo di scegliere con consapevolezza quando fare cose che fanno già parte delle nostre giornate ma che facciamo di corsa in momenti rubati alla nostra disorganizzazione. Trovare due giorni per scegliere cosa avere in dispensa e due set da due ore per lavare, tagliare e pianificare di cosa ci vogliamo nutrire significa pensare a se stessi e non correre ai ripari come condizione standard di vita.

Avere degli spuntini pronti, scelti, pensati significa averne di buoni, per noi e per i nostri propositi.

Quando le scelte sono efficaci, anche rimescolare le carte e concedersi delle libertà di gusto diventa un momento di estremo piacere anziché uno sgarro che ci fa sentire inefficaci perché troppo pigri per pianificare.

O volete ancora dirmi che vi manca la forza di volontà per stabilire quando farete la prossima spesa?

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