PERFEZIONE A BUON MERCATO

La settimana appena trascorsa ha portato con sé tante novità interessanti e altrettanti spunti di riflessione.

Ho iniziato il mio tirocinio di coaching sull’emotional eating, sono stata contattata per accompagnare un gruppo di ragazze come istruttrice di Wellness Walking, ho cucinato ininterrottamente per due giorni per festeggiare la Comunione di una delle mie figlie, ho letto cose che non avrei voluto leggere e ascoltato commenti che hanno coccolato la mia piccola parte adolescenziale e insicura.

La cosa che mi ha infastidito di più, complice questo periodo della vita profumato dal contatto nutriente e dalla luminosa connessione con tante donne favolose per le quali mi sento grata, è stata rendermi conto di quante persone ancora usano il peso e le forme corporee come unità di misura del valore di un’altra.

Io comprendo nel profondo chi fa fatica ad accettarsi, chi si vorrebbe diverso, chi spera di riuscire a modificare una parte del proprio corpo che proprio non riesce ad accettare. So che ci sono strade diverse per arrivare a fare pace con se stesse e con la propria immagine riflessa nello specchio ma ciò non sminuisce la forza della sensazione di inadeguatezza che può sorprenderti in alcuni momenti della giornata rendendotela pessima.

Quello che non tollero è il gratuito e spesso feroce giudizio degli altri. Quella sciocca e banale credenza che ci fa sentire migliori perché abbiamo ereditato un metabolismo più simpatico o una fame da uccellino.

L’immagine stereotipata da copertina di gossip, che racconta di corpi imperfetti ma tollerati perché vendono bene, non riesce proprio a dissociarsi dal messaggio secondo cui un fisico apprezzabile, di successo e vincente deve necessariamente essere magro, tonico e naturalmente curato per essere accomunato ad una persona di valore.

Ogni epoca ha avuto i suoi modelli di riferimento e il fisico proposto a cui aspirare.
Il primo standard di bellezza nazionale per gli Stati Uniti è stata ad esempio la Gibson Girl, un ideale femminile creato dall’illustratore Charles Dana Gibson, tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo, che migliaia di donne cercarono di copiare.
Caratterizzata da un morbido fondoschiena, cosce importanti e seno prosperoso in contrasto con il collo esile e la vita sottile, la ragazza di Gibson impersonava l’idea sofisticata di calma, raffinatezza e indipendenza.
Ricorda da un lato l’eleganza delle icone degli anni 20 e dall’altro la florida salute delle Pin-up degli anni ’50.

Non è quindi la proposta di cosa viene percepito come bello o piacevole all’occhio che ci sorprende e ci colpisce oggi.

Ogni epoca ha avuto i propri standard o ideali.
Quello che differenzia la dirompente ossessione per l’immagine corporea del ventunesimo secolo da altri periodi storici è che attualmente il 98% delle donne ritiene il proprio aspetto fisico non adeguato ai canoni richiesti. E per questo ci si sente spesso inadeguate, inefficaci, magari anche crudeli nel giudicare gli altri cercando motivi attraverso cui sentirsi meno in difetto.
 
Il motivo di una tale ossessione va ricercato nell’idea di perfezione a buon mercato che viene veicolata dai mass media con il solo scopo di vendere prodotti.
Impasti che promettono di risolvere il problema della cellulite.
Creme anti-rughe per chi ancora non le ha e lozioni anti-età per anticipare il tempo che passa.
Prodotti che rendono i capelli morbidi, fluenti, lisci a chi li ha ricci e ricci a chi li ha lisci.

Saponi che non hanno bisogno d’acqua e creme da mettere sotto la doccia.
Non si può nemmeno dormire in pace: i trattamenti migliori agiscono di notte!

Quando poi diventiamo povere e stressate dal numero di speranze acquistate e sogni infranti, quando ci sentiamo bruciare dal senso di fallimento per non aver raggiunto un obiettivo che tutti propongono come naturalmente abbordabile, non preoccupiamoci: al supermercato vendono cibo a buon mercato che ci saprà coccolare.

Tanto poi di prodotti dimagranti sono pieni gli scaffali…

Bisogna smettere di tentare disperatamente di cambiare l’aspetto fisico che ci è toccato in sorte e modificare consapevolmente la propria immagine corporea.

Cos’è? Nient’altro che la rappresentazione mentale di noi stessi, la percezione che abbiamo del nostro corpo, le emozioni e le sensazioni con cui sentiamo, viviamo e immaginiamo la nostra fisicità (E. Spalletta).
E’ su quest’ultima che possiamo intervenire per fare pace con lo specchio. 
 
Avere un’immagine corporea positiva ci permette di apprezzare le abilità e le caratteristiche di unicità del nostro corpo.
Prendersi cura della propria imperfetta particolarità ci rende più sereni e soddisfatti.
La serenità e la stima di sé fanno dimagrire meglio di una dieta!

E mentre ragazze di qualsiasi età s’impegnano per raggiungere il loro personale equilibrio, chiedo ufficialmente di silenziare qualsiasi commento inappropriato, gratuito, non richiesto.
 

 

Leave A Reply

Navigate