SE I SOGNI SON DESIDERI…

Se i sogni son desideri, di felicità o di altro, e i desideri ci mettono in contatto con i nostri bisogni, allora i sogni e i bisogni coincidono?

Ho sempre pensato che ci fosse una differenza di pathos tra i bisogni e i desideri, delegando ai primi una maggiore legittimità e agli altri una natura troppo soggettiva ed evanescente.

Oggi però, vicina ai 42 anni, credo che imparare a desiderare con decisione e senza chiedere troppe volte ‘permesso’ sia un dovere verso se stessi.

Ma facciamo un passo indietro.

Se da un lato è comprensibile che il bisogno, ad esempio di mangiare o di bere, tanto per riprendere un tema poco trattato in questo blog, sia prioritario rispetto al desiderio di farlo e che spesso, prestando maggior attenzione ai segnali del nostro corpo, (dopo averlo autorizzato a mandarne…), possiamo prenderci una pausa dall’urgenza imprescindibile di ingurgitare qualcosa, è altrettanto vero che dobbiamo smetterla di non autorizzarci a desiderare!

Dipendiamo da qualcosa quando non possiamo vivere decentemente senza di essa. E questo ci toglie la libertà e la serenità.

Abbiamo bisogno di qualcosa quando dobbiamo fare un passo avanti rispetto a dove ci troviamo in quel momento e non possiamo procedere senza quel qualcosa. E’ bene impegnarci allora verso la soddisfazione di quel bisogno perché, in caso contrario, ci perseguiterà per molto tempo.

Per vivere in armonia con se stessi è necessario conoscere i propri bisogni reali e soddisfarli.

Prioritario però è distinguerli dalle pulsioni, dai condizionamenti culturali su ciò che sembra giusto e appropriato volere, dalle assuefazioni e dalle dipendenze che ci tolgono l’aria.

Comprendere veramente di cosa abbiamo bisogno permette di avvicinarci con consapevolezza verso una conoscenza puntuale e profonda di sé.

E una conoscenza di sé è il presupposto fondamentale per raggiungere il proprio Dharma: il motivo originario per cui siamo nel mondo!

Spesso la fame, quella in particolare che non riguarda tanto lo stomaco quanto il cuore, è una spia rossa lampeggiante che vorrebbe dire a gran voce “Ho bisogno di maggiore serenità”.

Ma la strada per il frigorifero è più semplice da trovare.

Non riusciremo mai a migliorare il nostro rapporto conflittuale con il cibo fino a quando non capiremo che il nostro appetito non va soppresso, va curato!

E per imparare a prenderci cura di noi stessi con amore e attenzione dobbiamo ricominciare a desiderare con fermezza, a visualizzare ciò che vorremmo realizzare e a sognare tutte le volte che ne abbiamo voglia.

Il desiderio è un sentimento di ricerca appassionata e dell’attuazione di quanto è sentito confacente alle proprie esigenze o ai propri gusti.

Un individuo che desidera qualcosa che lo rende felice, sa ancora cogliere il gusto e il piacere di quello che fa e può sperimentare di vivere come se il suo desiderio fosse già realizzato permettendo al suo cervello di trovare meglio la strada per conquistarlo veramente.

Cosa può permetterci quindi di distinguere l’aroma acre della dipendenza, dal sapore forte ma necessario del bisogno, il dolce e intenso gusto del desiderio dal profumo inebriante del sogno?

Noi possiamo permettercelo! Solo noi e la profonda conoscenza di noi stessi. Essere consapevoli della materia viva di cui siamo fatti aiuta a comprendere cosa vogliamo, quanto lo vogliamo e quanto ci farà bene quello che vogliamo.

E soprattutto ci aiuta ad avere la forza di chiederlo, cercarlo ed ottenerlo!

Per riconoscere i nostri bisogni possiamo esercitarci con:

  • La gratitudine: l’emozione che ci permette di sentire per quante cose possiamo dire grazie!
  • La semplificazione: imparando ad eliminare il superfluo possiamo sentire con più carezza quello che realmente manca.
  • L’ordine fisico e mentale: togliere gli oggetti che non amiamo, la confusione che ci sottrae energia, far passare aria.
  • vivere in modo armonico: rispettare il proprio ritmo di vita, riconoscere la stanchezza e consentire a noi stessi di non essere sempre presenti.
  • Cercare la bellezza. Quella che ci fa brillare gli occhi. Che ci nutre l’anima. Che riempie il cuore.

E intanto: FAKE IT TILL YOU MAKE IT!

Funziona!

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