STRATEGIE DI EQUILIBRIO

Negli anni della burrascosa adolescenza la parola equilibrio mi faceva venire l’orticaria.

Insieme al concetto di ordine, modestia, moderazione, tranquillità.

Per apparire interessante, la vita doveva necessariamente poter essere descritta con parole come intensità, tumulto, brivido, sorpresa.

Hai presente quando due bambini si prendono per le mani e iniziano a girare velocissimo? Ecco, credo che quella sensazione possa aiutarti a capire il mio pensiero. Oggi solo l’idea mi fa girare la testa.

Nonostante io sia fermamente convinta che una parte molto importante della ragazza che ero abbia trovato riparo e protezione nella donna che sono oggi e insieme possano fare grandi cose, ho rivalutato la potenza e la piacevolezza del mare calmo, della pace e della noia.

La mindfulness descrive la vita delle persone che vivono in modo frenetico e automatico come un bicchiere pieno di acqua e sabbia: se continuiamo ad agitarlo le due sostanze così diverse tra di loro continueranno a mescolarsi formando un liquido torbido. Se riusciamo invece a fermarci, ad aspettare, a stare con quello che c’è senza mettere in moto una strategia per risolvere o controllare, allora la sabbia scende e tutto diventa più chiaro.

Spesso non ci concediamo il tempo di aspettare per paura di essere sorpresi da sensazioni che affiorano e ci catturano, ci costringono a sentire contro il nostro volere.

Quindi guardo una serie TV controllando il mio profilo Facebook e sgranocchiando grissini, oppure sono sul tapis roulant rispondendo a messaggi e programmando appuntamenti, riempio la mia agenda per ottimizzare il tempo e non so più gestire i vuoti.

Anche per questo motivo, se il vuoto ad un certo punto arriva e mi sorprende, lo riempio con il cibo.

D’altronde, come sottolinea l’analista junghiana Marion Woodman:

Nella nostra cultura il cibo è catalizzatore di tutte le emozioni; è un modo positivo di esprimere gioia, amore, accettazione oppure un modo negativo di esprimere senso di colpa, corruzione, paura, rifiuto”.


Il cibo appare come un modo rapido e automatico per mettere a tacere la sensazione di non farcela ed è sempre a portata di mano. Difficile trovare qualcosa di altrettanto buono, comodo e immediato!

Il segreto è proprio nell’intercettare quell’istante, quel momento piccolo piccolo in cui passiamo dall’emozione dolorosa (angoscia, rabbia, tristezza) alla sensazione fisica (un vuoto allo stomaco, la bocca secca, la gola in fiamme) e attiviamo un comportamento: mangio!


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Per evitare di ricorrere al cibo nei momenti di difficoltà emotiva è importante imparare a vivere nel presente e fare i conti con quello che c’è.

Quando siamo immersi in una situazione difficile, dolorosa, faticosa possiamo imparare a guardarla con occhi nuovi, senza pregiudizi che costringono la creatività su stradine impervie e trovare il modo per gestirla e superarla o, qualora non fosse possibile, adattarci in modo emotivamente efficace a ciò che c’è e trarne un insegnamento interessante.

La capacità di analizzare le differenze tra queste possibilità e decidere la strategia migliore è chiamata capacità di coping ed è la facoltà di investire sulle proprie risorse, affrontare ciò che ci accade entrandoci dentro con la fiducia di potercela fare!

Il coping può essere centrato sulle emozioni, e consiste nella possibilità di regolare le nostre reazioni emotive conseguenti alla situazione stressante imparando ad osservare senza agire immediatamente, darsi tempo e imparare ad esprimersi in modo sincero prima di tutto con sé stessi, o centrato sulla risoluzione dei problemi ossia, sul tentativo di modificare o risolvere la situazione difficile analizzando le cose in modo consapevole e senza schemi prefissati o chiedendo aiuto.

Il coping è una strategia fondamentale per il raggiungimento del benessere e presuppone un’attivazione comportamentale che ti permette di sentirti protagonista della situazione e non un soggetto passivo che applica regole di altri o che vive in balia di comportamenti che non sceglie.

Imparare a vivere in equilibrio vuol dire permettere alla propria volontà di vivere in armonia con il contesto in cui si è, potenziando di volta in volta le proprie risorse interne. Ciò non è possibile senza imparare a fermarsi e guardare la propria realtà per quello che è senza proiettare su di essa aspettative e progetti perfezionistici, uscendo dagli automatismi e riconoscendo le situazioni trigger: quelle che con molta probabilità ci porteranno a provare emozioni che trasformeremo in cibo.

Oppure no.

Puoi scegliere!

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