TEMPO PER TUTTO

La settimana scorsa ho parlato di un ingrediente segreto che spesso trascuriamo quando ci immergiamo in un nuovo progetto, in un’idea da perseguire o semplicemente quando siamo assaliti da quella strana mania di prenderci cura di noi o di provare almeno ad essere tra le nostre prime cento priorità: il tempo.

Questo weekend sono stata impegnata con il Master in Coaching in Accademia della Felicità ne l’argomento della giornata di sabato verteva proprio sulla percezione e l’organizzazione del tempo.

E’ incredibile come sia facile fallire ed abbandonare un progetto solo perché non sappiamo a priori a quali dettagli prestare più attenzione.

Se penso al mio rapporto con l’alimentazione e al lungo periodo della mia vita trascorso a seguire percorsi dimagranti, non posso che ritornare con la memoria ad una delle diete più giuste ed equilibrate che io abbia mai seguito.

Una dieta ipocalorica e superequilibrata, seppur nella sua incommensurabile tristezza, che mi era stata prescritta da una medico specializzato. Quelle che pesano il grammo di pasta, di pane, di carne, d’olio e di sudore che il corpo espelle mentre cucini 78 piattini di robe senza sale e senza vita.

Avevo 60 grammi di pasta condita preferibilmente con verdure e 50 di pane integrale (40 se di farina bianca, definito democraticamente pane comune).

Intorno ai 150 grammi di petto di pollo, 90 di prosciutto e 120 di carne rossa.

Formaggi in quantità che avrebbero saziato un paciocchino, pesce non ricordo e verdure a volontà, che condite con l’unico cucchiaino d’olio consentito lasciavano un pò a desiderare, ma questi sono dettagli per chi parte con entusiasmo e crede di risolvere tutti i problemi di peso, brufoli, autostima e mal d’amore!

Fatto sta che iniziavo con pazienti sughetti di zucchine, pentoloni di pomodorini freschi appena scottati per cercare di far fiorire gli esigui grammi di pasta. Sceglievo spesso quella fatta come il ricciolo della piega da matrimonio perché mi dava la sensazione del piatto più pieno. Ero un adolescente in carne, ingenua e facile preda di innocue illusioni…

Mi ingegnavo in cucina, insomma.

Soprattutto all’inizio. Anzi, forse solo all’inizio.

Con il passare dei giorni la dispensa e il frigo iniziavano a fare eco e quando tornavo a casa da scuola non avevo zucchine cremose in cui affondare le mie penne rigate. Quindi le mangiavo in bianco. Sole e tristi.

Non potevo contare sempre sul petto di pollo dal considerevole valore saziante, non sempre mi ricordavo di comprare il prosciutto che pure era previsto al massimo due volte a settimana. Perciò le mie proteine si riducevano nella quantità di parmigiano che solitamente corrispondeva alle briciole di quello che tagliavo e ingurgitavo aspettando che l’acqua bollisse!

Quanto durereste mangiando penne scondite e briciole di parmigiano? Ecco, io anche meno.

Per anni mi sono martirizzata concentrandomi sulla ricerca della volontà: se invece avessi organizzato come riempire la mia dispensa, quale tempo poteva essere dedicato alla spesa e quale alla preparazione, avrei evitato di arrivare a casa affamata e trovare solo biscotti e prezzemolo disponibili! So che con quest’ultimo si possono insaporire le patate bollite in modo succulento, ma dopo i pan di stelle le patate non sono un gran che…

Credo che ormai tutti conoscano la storia del vaso in cui mettere sassi, ghiaia, sabbia e tante altre cose. (Nel dubbio ve la riscrivo qui di seguito)

Un anziano professore fu contattato per tenere una lezione di formazione a un gruppo di dirigenti di alcune importanti aziende. L’argomento era incentrato su un aspetto molto rilevante con il quale i dirigenti si trovavano ad avere a che fare ogni giorno: la “Pianificazione efficace del tempo”. Per un dirigente è molto importante capire quale sia il modo migliore per sfruttare al meglio le 24 ore che ogni giorno abbiamo a disposizione.

Quante volte abbiamo sentito dire: “Il tempo è denaro!”

Il professore aveva a disposizione un’ora per trattare l’argomento.

Il professore li guardò uno ad uno, lentamente, poi disse: “Adesso faremo un esperimento”.

Estrasse da sotto il tavolo un grosso recipiente di vetro. Lo mostrò ai dirigenti e lo posò sul tavolo. Poi tirò fuori una dozzina di sassi e uno alla volta li pose all’interno del recipiente. Una volta riempito si rivolse ai dirigenti e chiese: “Questo vaso è pieno?”

Tutti risposero di sì.

Il professore attese un attimo e poi aggiunse “Siete sicuri?”. Non fece in tempo a terminare la domanda che estrasse da sotto il tavolo un altro contenitore pieno di ghiaia. Versò i sassolini nel grosso recipiente e scuotendolo i dirigenti osservarono come la ghiaia andasse a occupare gli spazi vuoti tra i grossi ciottoli.

Il professore a quel punto osservò nuovamente i dirigenti e le loro facce incuriosite. “Adesso è pieno?” chiese.

Uno dei dirigenti rispose: “Probabilmente no…”

“Bene.” aggiunse il professore. A quel punto i dirigenti non avevano dubbi, il professore avrebbe aggiunto qualcos’altro dentro il vaso. E così fece. Prese un secchiello di sabbia da sotto il tavolo e con delicatezza lo versò andando a colmare gli interstizi tra i grossi sassi e la ghiaia.

Il professore a quel punto domandò ancora una volta: “Questo vaso è pieno?”

“No.” risposero questa volta con sicurezza i dirigenti.

“Molto bene.” aggiunse il professore. Li guardò ancora una volta e avvicinò a sé la brocca d’acqua situata sul tavolo dei dirigenti.

La versò nel grosso vaso aggiungendola quindi ai grossi sassi, alla ghiaia e alla sabbia.

L’anziano professore alzò allora gli occhi verso il gruppo e domandò: “Quale grande verità ci dimostra questo esperimento?”

Uno dei dirigenti pensando all’argomento del corso prese la parola: “Dimostra che anche quando si crede che la nostra agenda sia completamente piena, possiamo aggiungere altri appuntamenti, altre cose da fare.”

“No” rispose il professore “Non è questo. Il vaso è la nostra vita e se non mettiamo per primi i sassi più grossi non ce li faremo entrare mai”.

Ci fu un profondo silenzio mentre ognuno dei dirigenti prendeva consapevolezza di quell’affermazione. Il professore allora aggiunse: “Quali sono i sassi più grossi della vostra vita? La vostra salute? Il vostro partner? I vostri figli? Le vostre amicizie? Realizzare i vostri sogni? Quello che dobbiamo ricordarci è l’importanza di mettere per primi nella propria vita i sassi più grossi perché non saremo in grado di aggiungerli in un secondo momento. Se diamo priorità alle minuzie come la ghiaia e la sabbia ci riempiremo la vita di inezie e non avremo a sufficienza quel tempo prezioso che potremmo invece consacrare alle cose realmente importanti.”

Non voglio dire con questa storia che i tuoi sassi grandi siano gli spinaci da tenere in frigo o il farro integrale da cucinare la sera per averlo pronto nella schiscetta, voglio dirti però che quando ti senti colpevole e responsabile perché hai abbandonato la dieta o perché non sei stata regolare come avresti voluto nell’esercizio fisico, non necessariamente devi appore su questo fallimento l’etichetta della vergogna, puoi riprovare ancora e ancora. Tuttavia, per avere altri risultati non puoi fare le stesse cose: quindi prima di tutto mettiti seduta, prendi carta e penna e metti nero su bianco quali sono gli impegni quotidiani della tua giornata tipo. Insieme ai doveri però, scrivi anche i desideri, gli obiettivi, quello che vorresti realizzare o migliorare.

Ricava dalla tua routine due ore da dedicare ad una spesa consapevole ed altrettante a tagliare, lavare e preparare verdure da addentare quando vai di corsa, quando la fame ti sorprende mentre la cena non è ancora in tavola o per accompagnare in modo sano i tuoi pasti.

Prova a compilare un menù settimanale che possa esserti d’aiuto, con l’elasticità di concederti qualsiasi cambiamento riterrai opportuno o preferibile.

Forse è vero che il tempo non esiste, che per iniziare a vivere la vita che desideriamo dobbiamo smettere di aspettare il momento giusto. Che le diete non si iniziano mai di lunedì, perché è un giorno già troppo triste di suo, e che abbiamo lo stesso tempo a disposizione di Steve Jobs, Michelangelo e Monica Bellucci (che non c’entra molto nell’elenco ma mi piace tantissimo!!!) anche quando desideriamo una giornata di 48 ore per farci stare tutto.

E’ anche vero però che se smettessimo di procrastinare in attesa di diventare diverse, se concentrassimo i nostri sforzi sui nostri reali obiettivi piuttosto che imporci di resistere ad un dolcetto al cioccolato e iniziassimo a pensare che compiere scelte alimentari che ci fanno bene sia più efficace di perseguire una dieta in modo perfetto e senza sgarri, potremmo toccare con mano quanto l’organizzazione sia spesso sinonimo di libertà!

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